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09 Febbraio 2010
“TEMPO DI ESSERE MADRI”: UN CONVEGNO, UN COMITATO, UNA PROPOSTA DI LEGGE.
«Ancora oggi in Italia, nel Terzo millennio, il 14 per cento delle donne abbandonano il posto di lavoro al primo figlio, il 25 per cento dopo il secondo. E nonostante tutto, nessuno ha ancora trovato una soluzione». È da questo dato allarmante che parte la riflessione dibattuta lo scorso sabato a Lamezia Terme all’interno di un interessante convegno dal titolo “Tempo di essere madri” organizzato e voluto fortemente dai giovani di Casapound Italia. Ma “tempo di essere madri” non è solo il titolo di un convegno, è anche il nome di un comitato ed è soprattutto un’ apprezzabile proposta di legge che intende far fronte alle problematiche lavorative legate alla maternità. Ad illustrarla la dottoressa Maria Bambina Crognale, Coordinatrice Nazionale del progetto nonché Responsabile dell’omonimo comitato. Teatro della manifestazione, moderata da Cinzia Cugnetto, responsabile provinciale di Casapound, è stata la sede del terzo Polo e ha visto intervenire altre due donne, professioniste e madri: Michela Cimmino esponente del movimento “Lamezia Provincia e Non solo” e Patrizia Nicolazzo coordinatrice cittadina del “Movimento Per l' Autonomia”. A spiegare il meccanismo del progetto di legge è la dottoressa Crognale: «La nostra proposta prevede, per la madre o il padre con figli di età compresa tra 0 e 6 anni, la riduzione dell'orario lavorativo da 8 ore a 6 ore al giorno con retribuzione invariata: l’85 per cento garantito dal datore di lavoro e il restante 15% a carico dello Stato». In questo modo il genitore che beneficia di questo strumento potrà dedicare al figlio più tempo, destinargli maggiori cure ed indirizzarne l’educazione. E sulla correttezza del contributo pubblico la Crognale spiega meglio « Lo Stato, lungi dall’elargire contentini ai genitori, ha il dovere di tutelare i bambini e contribuire all’unità della famiglia altrimenti abbandonata a se stessa». Poiché la proposta di legge garantisce i lavoratori non può né deve essere considerata una proposta di “genere” ma piuttosto una proposta “di sostegno alla famiglia”. La coordinatrice del progetto, nella sua relazione rammenta con desolazione che l’Istat inquadra le lavoratrici/mamme come “ offerta grigia” o come “lavoratrici scoraggiate”, una descrizione triste ed umiliante che definisce quelle mamme che, dopo il parto, non riescono più a reinserirsi nel lavoro né a formarsi professionalmente. Ma la maternità, come dice la Crognale, non deve essere un problema della sola donna: a questa è necessario garantire la stessa opportunità di poter lavorare che ha un uomo. È piuttosto sulla presenza del bambino che bisogna arrivare ad operare. «Chi ci governa -avverte la Crognale- non deve sottovalutare che l’Italia è una delle nazioni col più basso tasso di natalità, e un popolo che non ha bambini è un popolo che non tarderà ad estinguersi». È per questo che è fondamentale lavorare seriamente sulle politiche indirizzate alla famiglia perché « una società che non sa investire sulla famiglia e sui ruoli della famiglia e dei bambini è una società che non sa proprio guardare al futuro.» «I “dottoroni” della politica – continua la Crognale - fino ad oggi hanno solo inventato parole nuove incapaci di dare soluzioni ai problemi: hanno parlato di flessibilità, di bonus bebè, di leggi per l’imprenditoria femminile, di pari opportunità. Ma se pari opportunità significa stratificare, eguagliare la differenza di sesso, siamo fuori strada: il problema non è rendere uguale l’uomo e la donna, ma tutelare i figli di una coppia, garantire loro le cure e le attenzioni di cui necessitano. Purtroppo le leggi dimenticano spesso i bambini» La professoressa Cimmino parte dalla sua esperienza felice di mamma di due ragazzi: «Io credo di avere vissuto in maniera forte e profonda il miracolo di essere diventata madre. Noi donne abbiamo questo compito sublime di fare e di educare i nostri figli e diventare quel corpo materno garante e depositario della vita sul pianeta». Poi la sua riflessione si allarga e va oltre il tema del convegno: «Questa proposta di legge ha un indiscutibile ritorno positivo nel sociale perché contribuisce a formare un mondo migliore anche rispetto alla violenza: una madre più libera dagli impegni di lavoro, una madre più presente ha la possibilità di educare e guidare un figlio in crescita e dare alla propria famiglia maggiore stabilità ed equilibrio. Solo questo può metterci di fronte alla certezza di un mondo migliore, un mondo che sarà possibile solo se riusciremo a dare una diversa garanzia alle donne che vorrebbero mettere al mondo uno o più figli». Patrizia Nicolazzo si dichiara felice che questo progetto sia stato pensato e si augura che possa concretizzarsi per venire incontro ad esigenze oggettive molto gravi e che lei stessa vive in prima persona: anche lei è mamma di tre bambini molto piccoli e sa bene quali siano i disagi che deve affrontare una donna che voglia e debba conciliare famiglia e lavoro: « Quella trattata in questo convegno – esordisce- è una tematica di grande importanza che spesso viene dimenticata dalla politica e dalle istituzioni come se non fosse un punto fondante della società su cui investire molto di più, insieme alla scuola. Purtroppo rispetto alla bontà di questa proposta progettuale non posso non evidenziare la carenza di quella che è la normativa che non pensa ad accompagnare il percorso del bambino fino all’età giusta. Lo stato – aggiunge- dovrebbe stare attento non solo alla fase preparto ma soprattutto a quella successiva». Dalla lettura del progetto di legge la coordinatrice cittadina dell’Mpa afferma di essere rimasta particolarmente colpita dall’espressione di “ingiustizia sociale” che riguarda, per molte donne, l’impossibilità di poter essere madre e di lavorare contemporaneamente: «Per noi donne lavorare e mettere su famiglia è sempre stato difficile. Io sono una privilegiata e godo di una tutela -a mio avviso non equa,!- però ce l’ho. Ma quante donne ne sono completamente prive? Questa proposta che pone una particolare attenzione alla gestione di un bambino è una cosa straordinaria perché è proprio la famiglia l’unico fondamento su cui una società civile debba investire».
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